Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, si è detto preoccupato, ai fini della tutela della concorrenza, per il limite all’1,5% fissato come tetto massimo di commissione per le carte di credito, contenuto in un emendamento all’articolo 12 della manovra Monti, quello dedicato alla tracciabilità dei pagamenti, che fissa anche in mille euro la soglia massima per l’uso del contante.
Una delle finalità del provvedimento, oltre a quella prioritaria della lotta al riciclaggio e all’economia al nero era, come si sa, quella di ottenere anche per l’Italia una riduzione nell’uso del contante: nel nostro paese i pagamenti in contanti hanno ancora dimensioni abnormi rispetto alla media degli altri paesi europei e causano a tutt’oggi costi di gestione per l’intero sistema economico, quantificati in circa 10 miliardi l’anno.
Per questo motivo la manovra prevedeva in origine che l’Abi e le associazioni delle imprese rappresentative a livello nazionale dovessero provvedere a definire, entro i prossimi tre mesi, le regole generali per assicurare la riduzione delle commissioni a carico dei beneficiari delle transazioni effettuate tramite carte di pagamento.
«La fissazione di questo tetto massimo pari all’1,5% dell’importo della transazione – osservano infatti all’Abi – è una norma contraria alla libera concorrenza sul mercato dell’acquiring delle carte, vale a dire il mercato di chi nel processo di pagamento mette a disposizione il POS».
L’argomentazione sostenuta dai rappresentanti delle banche è che imporre una misura fissa vuol dire non tener conto della complessità di un servizio che viene fornito grazie alla presenza di operatori diversi e dei numerosi fattori che contribuiscono alla determinazione di questa commissione.
Fattori che oggi fanno sì che la commissione incassata dalla banca che accetta la carta sia diversa vari da esercente a esercente: del resto, variano l’esercizio commerciale, il tipo di carta, la localizzazione, le caratteristiche del titolare della carta etc.
E’chiaro, infatti, concludono all’Abi, che gli operatori, a fronte di costi fissi a livello tecnologico e di circuito, sarebbero scoraggiati dall’offrire il servizio agli esercenti, a svantaggio di questi ultimi e anche di chi detiene le carte.







